Il tempo sospeso di Cinzia Bevilacqua - Rezzato BS -

29/12/2013
Da: Popolis del 10/12/2013


La pittura di Cinzia Bevilacqua pare essere amica della luna, osservata in quella delicata rotondità primordiale che, dallo spicchio luminoso stagliato nel cielo trapunto, pare trasporsi sulle curvilinee espressività di uova, limoni, ciliegie e mele, quali soggetti dipinti nell’ellissi di un gentile tratto congiunto ai particolari delle opere stesse nelle quali si manifesta, come profilo artistico di un eccellente risultato raggiunto.
La serata ambrosiana, vigilia della festività dell’Immacolata, che il 2013 ha instaurato nell’inaugurazione della mostra, ha circostanziato a Villa Fenaroli di Rezzato (Brescia) il dispiegarsi dell’evento d’esordio dell’iniziativa, dedicata al ciclo delle nature in posa, vibranti di colori e di implicite sensazioni, riscontrabili nel riverbero creativo dei loro molteplici fattori, che Cinzia Bevilacqua ha
armoniosamente sviluppato in opere figurative, con la tecnica dei colori ad olio, applicata alla affascinante serie dei dipinti che, in relazione a quelli esposti, sono stati da lei realizzati dal 2008 in poi.
In questa articolata sequenza di opere prevale, nell’accurata raffigurazione verista del reale, quella vibrante poesia cromatica che si immette nella contestuale figurazione del disegno, per un’espressività di notevole impegno che è sostanziale alla produzione di una pittura caratteriale, sviluppata nell’effusione di una carezza concettuale.
Si tratta di quel concetto che, nella delicatezza dei contorni, immersi in un redento realismo esistenziale, restituito alla serena trasparenza di una ricomposizione d’ascendenza surreale, esprime l’incombenza di un tempo sospeso nella fissità sublime di una dimensione espressiva, rapportata ad una contestualizzazione atemporale dove la figurazione è trattenuta in un insieme vitreo
che è ad essa strettamente congeniale.
Sembrano invitare alla conta quei limoni, raffigurati in un verosimile contenitore di vetro, tanto sono particolareggiati nella coesistente sensazione della tridimensionalità delle loro proporzioni che inducono alla curiosità istantanea verso un quantitativo, così individuabile, da fare supporre la possibilità di recepirne ulteriori informazioni, in quanto coinvolgono, nell’immedesimazione estemporanea con la natura, catturata in numero, specie e particolarità, per fornire la prossimità di scene dove la presenza dell’uomo è sottesa dalle pertinenze degli oggetti d’uso che si esplicano nel verso cogente di una compartecipe effusione ricorrente.
Uova, mele e ciliegie ripropongono analoghe distribuzioni espressive sul profilo artistico di una compenetrazione tematica, interpretata con le note manifestazioni della vita multiforme, a sua volta sviluppata in una traslata evoluzione del proprio originario ambito d’appartenenza che risulta incorporato nella posa addomesticata di una serena soluzione, bene congeniata nella gradevolezza dell’introspettiva valenza con la quale appare strutturata.
La mostra, dal titolo “Il tempo sospeso”, è in programma fino al due febbraio, con orari quotidiani di apertura che sono compresi dalle ore 10.00 alle ore 22.00, secondo un’ampia fascia oraria, dedicata alla possibilità di una visita libera e gratuita delle sedici opere presenti nell’allestimento espositivo che è stato organizzato, nella sala d’aspetto della struttura ricettiva, dall’associazione “Arte e Cultura – Ars Vivendi” di Brescia, per la particolare cura di Rosa Lardelli.
Dopo l’intervento introduttivo di Ugo Nappi, presidente dell’accennato sodalizio organizzatore, Giuseppe Fusari, presidente del Museo Diocesano di Brescia, docente di Iconografia e Iconologia presso la sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha corrisposto all’invito di Rosa Lardelli per una presentazione critica di quanto concerne l’attività artistica dall’apprezzata pittrice valtrumplina della quale, secondo alcune sue considerazioni, a suo tempo, pubblicate nel testo di “La forma e il colore”, ha scritto: “E’ una pittura che vive della luce come modo per esprimere la forma che si sostanzia del colore. E’ una lunga meditazione sul rapporto tra il visibile e il suo senso”, mentre, nella pubblicazione, dal titolo “Fifty fifty”, addentrandosi nel metodo esecutivo, si legge fra l’altro, che la “essenzialità del tratto che si traduce in un senso della composizione ferrea e ordinata al suo interno ha, come risvolto tecnico, l’estrema mobilità della pennellata: una pittura di tocco, veloce, compendiata che si ricompone solo a distanza e che permette un risultato di estrema morbidezza che esalta la mobilità delle luci e la trasparenza della squillante gamma cromatica”.
Sottolineando la capacità di osservazione e di resa, corrispondente ad una sensibilità materica, espressa in un’attenzione al colore che è vibrante, Giuseppe Fusari ha attribuito alla pittrice Cinzia Bevilacqua un’attitudine sintetica alla composizione di opere con la quale pare astrarre l’istante che sospende il tempo, attraverso l’osservazione delle cose che sono riposte sul piano di una formulazione
dove allo scorrere temporale non compete più il muovere alcuna azione.
Fra i presenti all’inaugurazione della mostra, oltre ai pittori Antonio Gigante, Pierluigi Ghidini e Franco Rovetta, al fotografo Aldo Affronto, anche Donatella Preti, dirigente dell’Istituto di Secondo Grado, Liceo Scientifico ad indirizzo artistico “Leonardo” di Brescia, Simone Carli, direttore di “Villa Fenaroli”, Valentina Pedrali, assessore alla Cultura del Comune di Sarezzo, Rosaria Poinelli, giornalista e scrittrice, ed alcune personalità note per gli approfonditi contributi di critica d’arte, come Marta Mai e Giovanna Galli. Quest’ultima, in un suo articolo pubblicato nell’edizione del “Giornale di Brescia” del 10 dicembre 2011, ha specificato che: “La pittrice, forte di un severo mestiere, ha nel tempo aggiornato il suo stile secondo una poetica che affida inequivocabilmente al colore la vera realtà delle cose, e che su di esse proietta una luce mentale, silenziosa, capace di spostare il senso della visione sul piano di una sottile, a tratti impalpabile, rilettura interiore. Il rinnovato rapporto dell'artista con lo spazio mentale
simboleggiato dalla tela, si manifesta in verità secondo segni opposti”.
Dalle pagine dello stesso quotidiano, Tonino Zana è pure intervenuto, riferendo espressamente circa l’iniziativa espositiva, trattata nel giornale del quattro di dicembre che ha informato l’imminenza dell’apertura solo qualche giorno prima, scrivendo, fra l’altro, a proposito delle opere di Cinzia Bevilacqua che in esse “C’è molta luce e le ciliegie arrossiscono del rosso molto più forte e compatto dei
gerani, le mele assumono la pienezza di una sobrietà millenaria e valgono il titolo di frutto umile. Frutti delle stagioni deposti alla festa della rinascita. Cinzia opera con passione nel senso di una cura severa e di una attesa aperta a nuove sfide artistiche. Il titolo della esposizione, “Sospesa nel tempo”, allude ad una sensuale avanzata verso le cose vitali, dotate di un’anima, inesigibili a neutralità
sentimentali. Per una ricerca in profondità, accenniamo, di nuovo, ad un’idea universalmente francescana della sua proposta culturale e al governo di una metafisica eccedente rispetto al silenzio morale dello spazio”.
Il programma della mostra che durante l’inaugurazione è stato, tra l’altro, caratterizzato dall’omaggio di una stampa da parte dell’artista, consegnata a tutti quanti partecipavano al via dell’esposizione, prevede sul posto anche gli eventi collaterali della presentazione dei libri, rispettivamente, dal titolo “Io parto” di Miriam Orlandi, con la presenza di Miriam Zanolli, giornalista del Corriere della Sera, in calendario per le ore 21 di mercoledì 11 dicembre, e “Storie di rospi” di Francesca Nava, volume con le illustrazioni di Michela Nava e con l’introduzione di Marta Mai, professoressa di Lettere e Cultrice di Letteratura Italiana Contemporanea e Didattica della Lingua Italiana presso l’Università Cattolica di Brescia, alle ore 16 di domenica 22 dicembre. Tali appuntamenti culturali sono intesi in una sinergia esperienziale, fra la forma scritta e quella pittorica, di una differenziata comunicativa che, nell’arte della pittrice Cinzia Bevilacqua, inneggia alla serenità, alla pace dell’anima ed alla attestazione di una tranquillità, consapevole delle ombre pervadenti la vita, ma anche fiduciosa verso quella luce che ne irradia il corso, fra le sensazioni evanescenti di quelle implicite impressioni che, nei suoi dipinti, paiono evocare quanto in un frammento del settimo canto dell’Odissea echeggia nei termini della descrizione relativa al fatto che “tremolavano nell’aria iridescenze come pulviscolo spruzzato di sole o luce di luna”, mentre alla mano femminile che, riporta, in questo caso, sia all’artista che alle autrici dei libri accennati, lo stesso testo classico riconduce al fascino di genere di una ispirazione creatrice, decantando che la dea “Atena ha concesso alle donne squisito ingegno e singolare attitudine a creare opere di grande bellezza”.


Di: Luca Quaresmini